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Dott. Angelo Villa

Psicoterapeuta

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Navigare. Un viaggio nel virtuale.

2026-04-03 18:24

di Tiziana Ortu

FORT-DA numero 6/2026,

Navigare. Un viaggio nel virtuale.

di Tiziana Ortu

La vita è un viaggio, così si usa dire nel parlare comune. Un viaggio per eccellenza, l’Odissea, ce lo racconta Omero attraverso la narrazione di una lunga navigazione in mari pericolosi, simbolica di un viaggio interiore dell’uomo di fronte ad una realtà incontrollabile rappresentativa dei propri conflitti interni. Omero ci parla e lascia alla nostra immaginazione “immaginare” persone e luoghi di tempi lontanissimi.

 

Cosa accade oggi?

Non abitiamo più la terra e il cielo, bensì Google Earth e il Cloud.

Il mondo si fa sempre più inafferrabile, nuvoloso e spettrale.

Niente è più attendibile e vincolante, nulla offre più appigli. (Byung-Chul Han, 2014)

 

Navighiamo a vista, persi in una quotidianità in cui si è sempre più massa aderente ad un ideale dell’io collettivo costituito da modelli performanti, estetici e conformanti. Come individui siamo immersi in una nuova rivoluzione, quella digitale, che è entrata più o meno subdolamente nelle nostre relazioni attraverso l’assunzione di nuovi comportamenti e di nuovi significanti. È nato “l’individuo digitale” che si serve del mezzo tecnologico come fosse un mezzo magico. A suo tempo, Propp ci ha fatto vedere come l’eroe, grazie all’oggetto magico, superi gli ostacoli e risolva la situazione di mancanza da cui prende avvio la fiaba. Oggi il mezzo magico è diventato la combinazione di una pluralità di strumenti digitali che ci accompagnano dalla dimensione del sociale a quella del social. Non cerchiamo più ciò che ci manca nelle relazioni della realtà, ma in quelle virtuali. Nella realtà quotidiana possiamo vivere soddisfazioni e piaceri, ma siamo anche oggetto di frustrazioni e insuccessi, nel modo virtuale invece tutto funziona come per magia, senza limiti e senza obblighi.

Freud, nel 1929, scrive Il disagio della civiltà e pone l’attenzione su come accessori tecnologici del tempo facciano diventare l’uomo una specie di protesi di Dio. Il motore, il grammofono, gli occhiali e il telefono «che può udire a distanze che neppure le fiabe avrebbero osato immaginare», «...sono in effetti l’appagamento di tutti, o meglio, quasi tutti i desideri delle fiabe» (1). Immagina un futuro in cui ci saranno sempre nuovi strumenti che, però daranno all’uomo filo da torcere.

Mai previsione fu più riuscita! Oggi siamo immersi in un “bagno” tecnologico in cui lo spazio e il tempo per le relazioni, fondamenti dello sviluppo psichico, sono sempre più ridotti in virtù di una efficienza produttiva associata anche ai sentimenti. Si è passati da una fase iniziale in cui scoprivamo l’uso della rete e, in quanto utenti, cercavamo di padroneggiare il mezzo ad una situazione in cui tutto sembra rovesciato. La dimensione virtuale supera la vita “quotidiana”. Siamo di fronte ad un nuovo tripode: la fantasia, la realtà, il virtuale. Il virtuale ci cattura attraverso lo schermo che compie una trasformazione: la consistenza fisica degli “oggetti” della realtà diventa immagine e suono, si tratta di “oggetti” che ci danno l’illusione di una vicinanza che è al tempo stesso lontananza dalla vita.

La psicoanalisi, che si occupa delle relazioni reali e delle relazioni immaginarie, guarda al mondo digitale come un luogo in cui si moltiplicano le dimensioni immaginarie e fantasmatiche che favoriscono alienazione e alterazioni della percezione della realtà attraverso l’omissione e/o la trasformazione del corpo. Lacan, già dal Seminario I, pone l’attenzione sul fatto che «... esiste uno stretto intrico del mondo immaginario e del mondo reale nell’economia psichica» (2) e precisa che «le immagini ottiche presentano delle diversità singolari: certune sono puramente soggettive, e sono quelle che si chiamano virtuali, mentre altre sono reali, cioè per certi versi si comportano come degli oggetti e possono essere prese per tali». (3)

Viviamo quasi sprofondati in un clima sociale traumatizzante, le guerre, la trascorsa pandemia, la crisi climatica generano un senso di impotenza impegnativo da sopportare. In particolare gli adolescenti e i giovani adulti sembrano prigionieri di una sorta di atrofia del desiderio. Sono preda del bisogno di avere successo ed essere popolari e gli investimenti nel mondo reale sono minati dalla paura del fallimento (Pietropolli Charmet, 2022). Sono alla ricerca di gratificazioni immediate, precarie e instabili, che trovano nel mondo digitale e prescindono dalla “sensorialità” dell’incontro reale. Nel mondo virtuale cercano un modo per fronteggiare il dolore della crescita, trovano un rifugio dove il tempo e lo spazio assumono una dimensione altra, dove sembra possibile esercitare un controllo costante e rassicurante. Esiste un rischio, però, che consiste nel restare intrappolati in quella dimensione altra che potrebbe diventare totalizzante e permanente. (D. Biondo, 2017). La “rete” tende delle trappole, collude con i nostri “bisogni affettivi”, ci chiede «Stanco di essere single? Prova gli incontri on line! Le nostre scelte per i siti di incontri del 2026 possono aiutarti a trovare il tuo partner ideale.» (4)

Questo è l’annuncio che si trova digitando sul motore di ricerca -siti di incontri-. I siti sono innumerevoli e rispondono alle esigenze di ognuno. I criteri con cui sono organizzati riguardano l’età, gli orientamenti sessuali, la collocazione geografica e la tipologia di relazione, a breve termine, incontro sessuale, relazione duratura e così via. Tinder è una delle applicazioni più usate al mondo dagli utenti per cercare un partner per una relazione sentimentale e promette meraviglie! Si entra nell’app, si crea l’account e ci si presenta come si vuole. Si apre la pagina della ricerca e ci si trova di fronte ad un immenso catalogo disordinato, come dice U. Eco (2009), dove inizia la selezione dei candidati.

Si diventa parte del catalogo, omissioni e reinvenzioni di parti di sé creano una sorta di avatar reale, costituito da un’immagine attraente che va a sostituire tutte le parti non gradite dell’alter ego fisico che vive nella realtà non virtuale. Una nuova identità nasconde l’individuo, in parte sconosciuto anche a se stesso.

Nel dizionario il primo significato della parola avatar è relativo al brahmanesimo e all’induismo. Per queste religioni l’avatar una divinità che dalla dimensione divina si trasferisce in quella materiale “assumendo un corpo fisico e una funzione di guida spirituale”, affinché l’umanità possa vivere rispettando l’ordine naturale del cosmo. Il secondo significato riguarda i giochi virtuali in cui l’avatar è un personaggio con funzione di alter ego dei partecipanti. Colpisce come nelle app dating l’avatar diventi il sostituto dell’essere umano che abbandona il proprio corpo per manifestarsi ad un altro. L’altro che viene riconosciuto come partner con un corpo che si vede, ma non si tocca e può essere avvicinabile soltanto con lo sguardo. Siamo di fronte all’ “uomo che guarda”, l’uomo digitale per antonomasia che, nel mondo virtuale può sperimentare soltanto la vista tra i cinque sensi. (V.  Andreoli, 2019).  Il corpo, nelle app di incontri, diventa la metafora dell’individuo che si espone alla vista dell’altro. Il corpo, ci dice D. Le Breton, non è più un corpo concreto, ma viene percepito attraverso un’immagine solo visibile per essere consumato attraverso la vista (D. Le Breton, 1990).

Cosa andiamo a cercare nello spazio virtuale? Ci rispondono Paola, Donatella e Davide, adolescenti in un gruppo di psicodramma analitico.

Paola e la chat.

 -Scusa se non mi sono fatto più sentire, ma mi è “scesa” ......

È il messaggio che chiude la relazione tra Paola e Luca due adolescenti che pur vivendo nella stessa città si sono conosciuti su una app di incontri e si sono frequentati “sentimentalmente” in chat e occasionalmente di persona per quasi un anno. La loro relazione si basa su scambi di messaggi e incontri sessuali, come li definisce Luca. A Paola va bene così, in questo modo, dice lei, può continuare la sua vita dedicata a navigare in rete e alla palestra, è una ginnasta che fa gare nazionali. Paola, un giorno, arriva in seduta sconvolta, addolorata e incredula nel raccontare del messaggio ricevuto. Dopo poche settimane in cui cerca di ricontattare Luca, che si è reso irreperibile, dice che in fondo il modo in cui si è conclusa la loro storia non è poi così male: la “sparizione” di Luca ha fatto cadere tutte le illusioni che lei si era creata nei suoi confronti e le lascia uno spazio per riaprire le sue ricerche! Dopo un po’ di tempo, Paola racconterà di essere riuscita a trovare un altro ragazzo, «questa volta quello giusto», dice. Si è messa di nuovo alla ricerca di un amore attraverso lo swipe, (lo scorrimento dei profili) con cui esamina sull’app, nascosta dallo schermo, i partecipanti. Si lamenta di quanto questa attività le porti via tempo, ma non può farne a meno. Sembra catturata da una dimensione altra in cui la ricerca stimoli e sensazioni artificiose non la fa desistere, anche se si deve confrontare con frustrazioni e angoscia.

Donatella e l’AI.

Donatella è una ragazzina quattordicenne che vive chiusa in casa, rifugge dai contatti sociali e soffre di un disturbo alimentare. Grazie al fratello maggiore ha scoperto, da tempo, le potenzialità dell’intelligenza artificiale. Racconta che l’AI è come fosse la sua migliore amica, anzi la sua protettrice. «Quando sono in crisi io le scrivo, e lei mi risponde sempre. Mi fa calmare e mi spiega cosa devo fare quando ho un problema, non ho bisogno di altro». L’AI, antropomorfizzata da Donatella, è il suo altro, l’interlocutore immaginario che in questa situazione assume la funzione totalizzante di saturatore di tutti i suoi bisogni. E il desiderio?

Davide e la corazza.

Davide solitamente taciturno e ascoltatore arriva in seduta particolarmente turbato. Dice di essere tanto stanco e di non farcela più a seguire tutte le chat che ha con le ragazze.  «Il mondo dei social è complicato, però è il mondo che mi permette di trovare un rifugio dal mondo reale e dal giudizio. Ogni ragazzo ha paura del giudizio degli altri, in particolare nelle esperienze con le ragazze, io e i miei amici abbiamo paura del rifiuto. Il rifiuto non si può modificare e diventa difficile da gestire. Il vantaggio dell’approccio “virtuale” sta nel fatto che, grazie al cellulare, se la ragazza che ti interessa non ti vuole, il rifiuto arriva attraverso il telefono, tu non sei lì, così eviti la figuraccia. Diciamo che il telefono diventa la corazza che ti difende, però è anche un’arma a doppio taglio, diventa un modo per essere controllato dalle ragazze. Capita, a volte, che chattare con la ragazza che frequento diventi motivo di stress e di ansia. Mi sembra di essere sottoposto ad un esame, devo essere sempre disposto e pronto a rispondere per tutto il giorno, tutti i giorni. Molte volte ho perso interesse per le ragazze che pretendevano tale disponibilità, perché la vivevo come una forzatura, come dovermi assumere un’ulteriore responsabilità da affrontare.» Il significante corazza apre un mondo, quanta fragilità è nascosta dallo schermo dei dispositivi? Quanto nel chattare e nel guardare si cerca una “difesa” dal proprio inconscio?

L’inconscio parla attraverso il corpo, dice Lacan, quel corpo che, in rete, non si mostra più perché eliminato e/o mascherato da una rappresentazione fittizia. L’inconscio opera comunque nella nostra vita, senza che ce ne rendiamo conto, e ci guida anche nel mondo del virtuale. Le app sono regolate da algoritmi che si servono della struttura divisa del soggetto (S barrato) nel momento in cui cerca l’oggetto, ciò che lo fa desiderare. In questo modo l’app stessa diventa un oggetto libidinale foriero sia di godimento, sia di frustrazione. Nel mondo virtuale le proiezioni e le idealizzazioni che trasferiamo sul partner subiscono un’amplificazione. Le relazioni che si cerca di instaurare servono a compensare a rassicurare l’individuo rispetto a tutte le parti di sé che nella quotidianità sono represse, fantasie e bisogni di controllo che invece si possono manifestare nell’identità virtuale. Inoltre l’assenza del corpo proprio e dell’altro, della voce e dell’intonazione alimentano la proiezione di molte questioni personali non risolte. Quale incontro con l’Altro si può ipotizzare nel mondo virtuale? Se consideriamo che è attraverso l’Altro che si genera il desiderio del soggetto e che l’Altro è il luogo simbolico del linguaggio e dell’inconscio, è difficile rispondere.

Nel mondo virtuale si cerca un altro/Altro che risponda alla nostra domanda d’amore, quell’amore che potrebbe colmare la nostra mancanza ad essere, la manque d’être lacaniana. Il clima socio-culturale attuale ci illude promettendoci il raggiungimento di una soddisfazione totale attraverso le performance e il consumo, tuttavia Lacan ci riporta ad un dato di verità, la mancanza è una dimensione strutturale dell’essere umano e non ci si può che fare i conti. Nell’amore chiediamo all’altro di riconoscerci come individui incompleti, «dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole». Offriamo all’altro la nostra fragilità, la nostra mancanza, il nostro desiderio di essere il desiderio dell’Altro. Il desiderio, però, non può soddisfarsi da solo, ha bisogno di calarsi all’interno di una dimensione di reciprocità, mentre la dimensione del godimento, che si prova nel virtuale, è solitaria e designa un oggetto come fonte di piacere individuale e ripetitivo. Il desiderio è connesso alla mancanza che il godimento satura in modo mortifero. Soltanto nella dimensione dell’amore convivono desiderio e godimento quando questo potrà rinunciare all’eccesso dell’assoluto.

Cosa fare? È la domanda immediata che ci si pone rispetto a quanto riscontriamo nella clinica. Il filosofo tedesco G. Anders affermava che il problema non è cosa fare con la tecnologia, ma cosa la tecnologia fa di noi, considerata la posizione di supremazia che le viene riconosciuta. In questa prospettiva non ci resta che interrogare ancora la psicoanalisi per scoprire come poter abitare la mancanza e accettare la nostra incompletezza, senza pretendere di essere tutto per l’altro.

 

 

Tiziana Ortu

Psicoterapeuta, psicodrammatista, psicoanalista. Didatta SIPsA, membro aderente S.E.P.T.

Note

1) S. Freud (1929). Il disagio della civiltà. O.S.F., vol. 10, pag. 582

2) J. Lacan (1953-54) Il Seminario. Libro I, pag. 92

3)  ibidem, pag. 98

4) https://www.top10-siti-di-incontri.it/lp/top-10-migliori-siti-

 

Bibliografia

Andreoli V., (2019) L’uomo col cervello in tasca. Come la rivoluzione digitale sta cambiando i nostri comportamenti, Solferino.

Anders G., L’uomo è antiquato, vol.2, Bollati Boringhieri, 2007.

Biondo D., (2017), Mondo digitale e dolore evolutivo, in La Rivista di Psicoanalisi 2017/1, Cortina Editore.

Eco U., (2009), La vertigine della lista, Bompiani.

Freud S., (1929). Il disagio della civiltà, in O.S.F., vol. 10. Bollati Boringhieri, 1989.          

Han, B-C., (2014), Psicopolitica. Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere, nottetempo, Roma, 2016.

Lacan J., (1953-1954), Il Seminario. Libro I, Einaudi, 2003.

- (1954-1955), Il Seminario, Libro II, Einaudi, 2010.

- 1960-1961), Il Seminario, Libro VIII, Einaudi, 2010.

Le Breton, D., (1990), Anthropologie du corps et modernité, PUF, Parigi, 2013.

Pietropolli Charmet G., Gioventù rubata, BUR, 2022.

Propp V. J., (1928), Morfologia della fiaba, Einaudi, 2000.

Realizzazione sito web: Marco Benincasa

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