Identità in formazione tra schermi e inconscio
Lo Specchio
Lo specchio
non ha un cuore, ma sa riflettere.
Non ha preferenze, ma restituisce ogni volto.
Non ha memoria, ma ogni giorno
è pronto a ripetere la stessa verità.
Lo specchio non mente,
ma non dice tutto.
Mostra ciò che appare,
non ciò che è nascosto.
(Wisława Szymborska – Traduzione italiana da “Basta così”, Adelphi 2012)
Il motivo dello specchio, nella tradizione letteraria e psicoanalitica, costituisce un dispositivo privilegiato per interrogare la formazione dell’identità. La poesia di Wisława Szymborska, che descrive uno specchio capace di riflettere senza scegliere e di mostrare senza svelare (Szymborska, 2012), offre una metafora efficace per comprendere il ruolo degli schermi digitali nella vita psichica contemporanea. Come spesso accade gli artisti riescono ad esplorare prima degli esperti fenomeni umani che richiedono approfondimenti scientifici per essere compresi nella loro genesi. In Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (Carroll, 1871/2013), il passaggio di Alice in un mondo rovesciato diventa una metafora dell’ingresso dei soggetti nel mondo digitale, uno spazio in cui le coordinate simboliche e immaginarie vengono ridefinite. Bambini, adolescenti e giovani adulti si muovono in un ambiente che non hanno costruito, ma che li plasma profondamente e che plasma profondamente il loro network cerebrale. Oggi, infatti, lo schermo non è soltanto un supporto tecnologico, ma un ambiente psichico che partecipa attivamente alla costruzione dell’immagine di sé, soprattutto nelle fasi evolutive e che incide profondamente nelle connessioni neuronali, fondamentali per lo sviluppo del cervello, per l’elaborazione delle informazioni influenzando apprendimento e comportamento.
Lo schermo digitale assume la funzione di scaffholding, indirizzando verso un apprendimento prossimale non mediato dall’adulto, diviene un nuovo specchio: un luogo di riconoscimento, ma anche di alienazione. La domanda della Regina di Biancaneve — “Specchio, servo delle mie brame…” — risuona oggi nei gesti quotidiani dei giovani che interrogano il telefono alla ricerca di conferme narcisistiche. L’immagine restituita dallo schermo non è mai neutra: è filtrata, valutata, misurata, e contribuisce alla costruzione di un’identità fragile, esposta allo sguardo dell’Altro e dipendente dal suo giudizio.
A questo proposito la teoria freudiana del narcisismo offre una chiave di lettura fondamentale. Freud (1914/1977) distingue tra narcisismo primario e secondario, mostrando come l’Io si costituisca attraverso un investimento libidico che può essere rivolto verso sé stessi o richiamato dagli oggetti. Nel contesto digitale, i like, le visualizzazioni e i commenti funzionano come specchi narcisistici esternalizzati: rinforzano l’autostima, ma la rendono dipendente da un riconoscimento eterodiretto, spesso instabile e volatile. Per l’infanzia e la preadolescenza, ciò comporta il rischio di un Io costruito più sulla risposta virtuale che sull’esperienza corporea e relazionale diretta. La conferma digitale può diventare un sostituto della conferma reale, con ripercussioni sulla stabilità identitaria e sulla capacità di tollerare la frustrazione.
Lacan (1949/1974), d’altro canto, rilegge il narcisismo freudiano attraverso il concetto di stadio dello specchio. Il bambino si riconosce in un’immagine esterna e sperimenta una gioia intensa, la giubilation. Tuttavia, tale riconoscimento è strutturalmente equivoco: l’immagine anticipa un’unità corporea non ancora posseduta, generando un’identificazione alienante. L’Io nasce da un fraintendimento, da una méconnaissance che segna la sua struttura, ciò che non rientra nella forma ideale (il disordinato, l’impulso, il fallimento) viene rimosso, negato, proiettato. Nel digitale, gli adolescenti vivono una forma rinnovata di questo stadio. Avatar, selfie e profili social diventano immagini identificatorie che spesso veicolano ideali di perfezione o desiderabilità. L’Io rischia così di organizzarsi attorno a forme immaginarie iper-idealizzate, con un aumento della vulnerabilità narcisistica.
La triade lacaniana Immaginario, Simbolico e Reale permette di articolare ulteriormente il fenomeno. L’Immaginario è il regno delle immagini e delle identificazioni, oggi amplificato dai dispositivi digitali. Il Simbolico è costituito dai linguaggi, dalle regole implicite, dagli algoritmi che organizzano la visibilità e il riconoscimento. Il Reale, infine, è ciò che sfugge alla rappresentazione: l’ansia, l’esclusione, il trauma, il cyberbullismo. Nel digitale, l’oggetto a assume spesso la forma di notifiche, like, follower: elementi minimi che promettono soddisfazione ma alimentano la ripetizione.
La visione di Winnicott (1953/1974; 1971/1975) a proposito della formazione dell’identità, introduce il concetto di ambiente facilitante e di oggetto transizionale, elementi fondamentali per lo sviluppo della creatività e della sicurezza interna. Nel contesto contemporaneo, dispositivi digitali e piattaforme online possono assumere la funzione di nuovi oggetti transizionali: strumenti che mediano il passaggio tra mondo interno ed esterno. Tuttavia, la loro efficacia dipende dalla qualità dell’ambiente. Uno schermo può sostenere il gioco simbolico, ma può anche diventare un luogo di ritiro o dipendenza. Il compito degli adulti consiste nel garantire che il digitale resti uno spazio di gioco e non di alienazione, sostenendo la creatività e la capacità di simbolizzazione.
Il lavoro clinico ed educativo: tra immagine, parola e desiderio
L’attuale ecosistema digitale amplifica la logica dello specchio: l’immagine diventa misurabile, confrontabile, performabile. Il lavoro clinico ed educativo deve restituire parola all’esperienza soggettiva, decostruire le immagini idealizzate quando diventano rigide e creare spazi di gioco e simbolizzazione in cui l’immagine possa essere trattata senza essere confusa con il soggetto. Un’identità non alienante riconosce lo scarto tra immagine ed esperienza come condizione strutturale. L’immagine deve poter circolare nella narrazione personale, essere integrata simbolicamente, senza diventare un ideale tirannico. In questo equilibrio — tra specchio, parola e resto — l’Io può diventare una forma vivibile, capace di desiderio e relazione.
È anche vero che nell’attuale ecosistema rientra la cerchia delle istituzioni (direbbe Brofenbrenner), che finalmente nel 2025 hanno varato nuove normative europee e italiane per la tutela dei minori online. Le linee guida della Commissione Europea (Commissione UE, 2025) introducono sistemi di verifica dell’età più affidabili, l’innalzamento dell’età minima per l’accesso ai social network, obblighi di trasparenza algoritmica e misure rafforzate contro il cyberbullismo. Il modello delle “5 C” — contenuti, condotta, contatti, consumatori e rischi trasversali — orienta la valutazione dei rischi digitali. Queste norme segnano un passaggio dal controllo familiare al controllo sistemico, dalla responsabilità individuale alla responsabilità condivisa. Le piattaforme non sono più semplici intermediari, ma attori chiamati a garantire ambienti digitali sicuri.
Conclusioni
Gli schermi digitali, come gli specchi della tradizione letteraria e psicoanalitica, riflettono e al tempo stesso plasmano l’identità. La loro funzione non è neutra: partecipano alla costruzione dell’immagine di sé, modulano il rapporto con l’Altro, influenzano il desiderio e la percezione del proprio valore. La psicoanalisi offre strumenti preziosi per comprendere questa trasformazione, mostrando come il digitale non sia soltanto un insieme di tecnologie, ma un campo psichico che riorganizza le dinamiche narcisistiche, immaginarie e simboliche. Il compito delle istituzioni, delle famiglie e dei professionisti è costruire un ambiente che sostenga la crescita, evitando che l’immagine digitale diventi un luogo di alienazione. Solo attraverso un lavoro congiunto — regolativo, educativo e clinico — lo specchio digitale può diventare un’occasione per una soggettività capace di desiderare, giocare e costruire legami significativi.
Bibliografia
Carroll, L. (2013). Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (trad. M. Pagliani). Einaudi. (Opera originale pubblicata nel 1871)
Commissione Europea. (2025). Linee guida per la protezione dei minori online. Bruxelles: Commissione UE.
Freud, S. (1977). Introduzione al narcisismo. In Opere (Vol. 7). Boringhieri. (Opera originale pubblicata nel 1914)
Lacan, J. (1974). Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’Io. In Scritti (Vol. 1). Einaudi. (Opera originale pubblicata nel 1949)
Szymborska, W. (2012). Basta così (trad. P. Marchesani). Adelphi.
Winnicott, D. W. (1974). Oggetti transizionali e fenomeni transizionali. In Sviluppo affettivo e ambiente. Armando Editore. (Opera originale pubblicata nel 1953)
Winnicott, D. W. (1975). Gioco e realtà (trad. L. R. Capaldi). Armando Editore. (Opera originale pubblicata nel 1971)



