il Reale, è il mistero del corpo parlante, è il mistero dell'inconscio
(Lacan)
Introduzione.
Il virtuale, in certe relazioni sentimentali che nascono online, potrebbe esercitare una funzione di protezione dal Reale (del Corpo), che si può paragonare, alla dinamica del momento del risveglio all’improvviso dal sogno, che evita al soggetto di precipitare in un Reale traumatico. Molte relazioni infatti, si intrattengono solamente sul piano virtuale senza mai passare all’incontro reale, tali relazioni, mantenendosi solo su di un piano immaginario, oltre a essere più facili da gestire, evitano conseguenze compromettenti e scivolamenti nel Reale, per esempio una donna oppure un uomo sposati potrebbero intrattenere relazioni virtuali extraconiugali senza mai debordare nel Reale (che significherebbe esporre il proprio corpo all'Altro) oppure al Reale traumatico di una verità scoperta (che farebbe precipitare l'equilibrio familiare), mantenere quindi una relazione soltanto sul piano virtuale, oltre ad accrescere la sensazione di essere (s)oggetti desiderati, libera dal senso di colpa, e inoltre, tali relazioni virtuali, non vengono considerate dai protagonisti come veri e propri tradimenti, in quanto il corpo reale rimane quasi sempre dietro lo schermo senza mai essere esposto all’incognita dell’incontro.
Il soggetto allo specchio (virtuale).
Un altro aspetto interessante, e che trova largo consenso su scala planetaria, è che il virtuale illude il soggetto difendendolo dal Reale del corpo che non si accetta e che invece lo specchio mostra da sempre con cruda verità. Mentre quindi lo specchio, non mente ed è sempre critico, il virtuale funge da specchio (deformato e deformante) che rimanda ciò che il soggetto vuole sentirsi dire e rimanda l'immagine ideale (attraverso l’utilizzo sproporzionato di filtri bugiardi) che il soggetto vorrebbe avere, il virtuale regala l’immagine ideale desiderata mentendo spudoratamente.
Il Virtuale potrebbe essere inteso come un Sembiante che appare in base alla presenza o assenza di un significante, è instabile, e può rappresentare una verità che si nasconde dietro una finzione; tra il Sembiante e il significato può esserci una discrasia. Si potrebbe allora considerare, in linea con quanto scriveva Foucault, il virtuale come Eterotopia, infatti, mentre "Lo specchio, dopotutto è un' utopia, poiché è un luogo senza luogo. Nello specchio, mi vedo là dove non sono, in uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie, io sono là, là dove non sono, in uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie, io sono là, là dove non sono, una specie d’ombra che mi rimanda la mia stessa visibilità, che mi permette di guardarmi laddove sono assente: utopia dello specchio. Ma si tratta anche di un'eterotopia, nella misura in cui lo specchio esiste realmente, e dove sviluppa, nel luogo che occupo, una sorta di effetto di ritorno: è a partire dallo specchio che mi scopro assente nel posto in cui sono, poiché è lì che mi vedo" (Foucault, pp. 12- 13), gli spazi eterotopici "hanno il compito di creare uno spazio illusorio che indica come ancor più illusorio ogni spazio reale." secondo Foucault "la nave è l'eterotopia per eccellenza" e forse non è un caso che nel mondo virtuale si utilizza l’espressione “navigare” per descrivere le attività di esplorazione di siti web.
Ma rimanendo ancora allo specchio, un autore a me caro come Mircea Cartarescu, nella sua opera Solenoide, partendo da un frammento di Kafka scrive che “il signore dei sogni, il grande Isachar, sedeva davanti allo specchio, la schiena aderente alla sua superficie, con la testa tutta reclinata all’indietro e profondamente immersa nello specchio. Allora apparve Hermana, la signora del crepuscolo, e si dissolse nel petto di Isachar, finché non svanì del tutto” (M. Cărtărescu 2021, p. 311).
“Hermana che si dissolve nel petto di Isachar come in un altro specchio, di carne e sangue, infestandolo di malinconia, nella camera era Isachar, nello specchio era Hermana, la mia sorella celata dalla luce troppo forte della realtà" (ibid.)
Così come Cartarescu afferma che non occorrono mille pagine per scrivere uno psicodramma ma semplicemente cinque righi su Isachar e Hermana, anche per la nostra esposizione sul virtuale non occorrono mille pagine, bensì cinque righi, e leggendo Kafka, mi soffermo sul frammento di “Isachar che si smarrisce nello specchio, Hermana che si dissolve nel petto di Isachar come in un altro specchio…. Per questo il signore dei sogni ha immerso la sua testa così profondamente nello specchio: è lì che può vedere Hermana che si dissolve nel suo petto… poiché Hermana è sempre dall’altra parte dello specchio, lei è, in realtà, l’altra parte, il mondo parallelo in cui Isachar è donna” (ibid, p. 315-316)
Ancora... una foto!

Addentrandoci nella formula logica della sessuazione lacaniana, secondo la quale ogni uomo appartiene alla funzione fallica, ma ne esiste almeno uno che sfugge alla funzione fallica e invece ogni donna sfugge alla castrazione, quindi ogni donna è non-tutta fallica, ed è nel Reale che si situa una donna non-tutta.
Seguendo questa formula, i due partner non mirano l'un l'altro verso lo stesso punto, in particolare, una donna raggiunge il lato maschile andando verso “Φ fallo simbolico” o verso S(A/) che sta a significare che non c'è Altro dell'Altro ma che sta a indicare anche un godimento assente; inoltre, la soggettività femminile ha a che fare anche con Φ, l'oggetto fallico reale del suo partner e affinché tale oggetto, non provochi né fastidio né disgusto, c’è bisogno che le sia donato da un luogo "trascendente" luogo che spesso nelle relazioni online viene confuso, ma è bene ricordare che il trascendentale non è il virtuale;
Invece un uomo raggiunge il lato femminile puntando verso l'oggetto piccolo "a", sarà quindi il fantasma maschile il luogo dell'incontro?
Lacan insiste sull'impossibilità di sostenere la scrittura del fantasma $ ◊ a dal lato femminile, poiché la questione sul fantasma affonda le radici nella problematica della castrazione, e poiché una donna è non-tutta nella castrazione ha poco a che fare con la scritture $ ◊ a.
Nel mondo virtuale si assiste a una sovraesposizione e moltiplicazione di oggetti piccoli “a” che debordano dalla formula logica e che l’uomo tenta di raggiungere senza nessun limite e pudore semplicemente con dei likes; ma assistiamo anche a una sovraesposizione e moltiplicazione di parate di Φ che tentano di attirare l’attenzione su di essi barando spudoratamente.
Inoltre, il godimento dell'uomo, si accompagna al godimento narcisistico di "dare prove di virilità", cosa che non avviene nel godimento femminile in cui una donna si trova nella posizione di oggetto, a tal proposito, è frequente che nelle relazioni nate online, gli uomini tendono a condividere con la partner, foto che ritraggono il loro membro in erezione a dimostrazione della propria virilità, pratica che però finisce per annoiare ben presto la partner;
Si potrebbe dire che le relazioni virtuali appartengono al registro dell’Immaginario, ovvero al registro delle identificazioni, del narcisismo, dell'io (moi);
Invece il soggetto dell'inconscio è il soggetto del desiderio, e mentre la logica immaginaria dell'io (dell'identificazione speculare) tende alla liquidazione del desiderio facendo del soggetto una pienezza narcisistica che misconosce il reale della mancanza, il desiderio è invece inquietudine, separazione, distanza. L'identificazione immaginaria (e in questo il virtuale) è dipendenza, illusione di stabilità, controllo, incollamento, in cui uno dei partner si illude di poter controllare oltre che l’Altro anche il proprio desiderio, mettendolo a tacere quando vuole semplicemente con un click, dimenticando però la natura anarchica del desiderio, e che può fare irruzione nelle monotone vite in cui si è scelto di vivere senza desiderare, anche nella modalità offline rimettendo in discussione il soggetto.
Bibliografia.
Cărtărescu M., (2021). Solenoide. Il Saggiatore.
Lacan J., (1972-1973). Il seminario. Libro XX. Ancora. Einaudi.
Foucault M., (2010). Eterotopia. Mimesis.



