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Dott. Angelo Villa

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Dal vuoto emotivo alla dipendenza affettiva

2025-07-14 13:01

di Valentina Calavitta

FORT-DA numero 5/2025,

Dal vuoto emotivo alla dipendenza affettiva

di Valentina Calavitta

La dipendenza da internet come patologia individuale e sociale

nell’analisi dell’antropologia culturale

Introduzione

Il termine "dipendenza" si riferisce all'incapacità di vivere senza una circostanza particolare, riconducibile a una persona, una sostanza o un oggetto, che determina non solo uno stato di benessere, ma anche la difficoltà di farne a meno e il conseguente disagio.

La dipendenza non è solo una ricerca di piacere o di evasione, ma anche il sintomo di un fenomeno psicologico complesso che combina dinamiche biologiche e relazionali profonde, spesso radicate nei primi anni di vita della persona.

 

Dal vuoto emotivo alla dipendenza affettiva

La dipendenza è un modo per colmare il vuoto emotivo o il dolore traumatico sperimentato, nonché un modo per gestire il profondo dolore interno attraverso la ricerca di un oggetto di piacere, che può essere la sostanza o la relazione con un "oggetto transizionale" che fornisce un'illusione di sicurezza e controllo sull'insicurezza emotiva.

I meccanismi che collegano il mondo interiore di un individuo con il funzionamento biologico del cervello sono dedotti dallo studio delle neuroscienze. Le dipendenze attivano il sistema di ricompensa, un particolare circuito cerebrale il cui nucleo centrale è costituito dal nucleo accumbens. L'amigdala, l'ipotalamo e la corteccia prefrontale supportano questo sistema, che rilascia una grande quantità di dopamina e produce una forte sensazione di piacere. Col tempo, però, l’esposizione ripetuta a tali stimoli altera l’equilibrio neurochimico con conseguente riduzione dei recettori dopaminergici che inducono il soggetto a cercare stimoli sempre più intensi per ottenere lo stesso piacere iniziale. Ciò crea un indebolimento delle funzioni della corteccia prefrontale, responsabile del controllo inibitorio e della pianificazione, determinando come conseguenza comportamenti impulsivi e compulsivi. L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che è l’area cerebrale in cui si concentra lo stress si sovraccarica, causando ansia e disagio nei periodi di astinenza. Questi meccanismi che generano un circolo vizioso poiché il soggetto non cerca più il piacere bensì determina una ripetizione con la sostanza, il comportamento o tramite la dipendenza affettiva per evitare il dolore e gestire l’ansia e l’angoscia.

Il soggetto dipendente ha un tentativo disperato di riempire un vuoto interiore e un metodo per sopportare o gestire il sintomo attraverso un oggetto esterno che si trova al di fuori della propria capacità di regolare i propri stati emotivi interni, utilizzando un "oggetto transizionale". Spesso in queste situazioni emerge una storia passata caratterizzata da relazioni affettive carenti, segni di traumi precoci.

Nel primo caso, il bambino potrebbe aver vissuto la propria infanzia con figure di accudimento che non erano in grado di riconoscere e soddisfare i suoi bisogni emotivi mancanti di sintonia affettiva necessaria nei primi anni di vita indispensabili per esplorare la propria individualità e sentirsi valorizzato nella sua unicità, trovando un luogo sicuro all'interno della relazione affettiva, soprattutto con il caregiver.

Nei casi in cui si verifichino traumi precoci come abusi, trascuratezza o perdite significative, questi possono causare un'alterazione dell'identità con fasi di rimozione traumatica che determinano l'incapacità di gestire le proprie emozioni e il desiderio di colmare quel vuoto attraverso sostanze o comportamenti come meccanismo di fuga per compensare il bisogno affettivo, la paura di abbandono e tutte le emozioni che diventano insopportabili per la persona.

Le dipendenze possano essere dunque associate all’assenza di una figura di accudimento primario ossia la mancanza di una madre o caregiver in grado di fornire amore e sicurezza elementi necessari e indispensabili che saranno successivamente ricercate altrove.

Melanie Klein, ha sottolineato l’importanza delle prime relazioni con la madre o il caregiver necessarie per la formazione dell’Io e dei modelli relazionali futuri, un vuoto relazionale nella primissima infanzia porterà come conseguenza la dipendenza affettiva; l'esplorazione dei meccanismi di difesa rudimentali, attraverso i quali il bambino tenta di sanare le proprie ferite interne tramite l'oggetto stesso ricercando il piacere su questo causa di tensioni aggressive derivanti dalla mancanza di relazione. Le esperienze negative durante questi stadi iniziali possano contribuire a sviluppare dipendenze affettive determinando una coazione alla ripetizione delle dinamiche passate nelle relazioni successive.

Winnicott approfondisce l’importanza degli oggetti transizionali e le conseguenze della loro mancanza poiché fungono da sostituti dell’oggetto primario: un fallimento della costruzione nell’area transizionale dove i sintomi che si generano non hanno a che fare con la rimozione ma con la supplenza fallimentare dell’oggetto transizionale, dove la simbolizzazione è anticipata e sostituita mediante il passaggio all’atto tramite comportamenti ripetitivi di dipendenza che se da una parte incatena il soggetto dall’altro lo ripara dall’angoscia di castrazione.

Anna Freud ha esaminato e interpretato il comportamento del bambino trascurato mediante l’assenza del legame tra il bambino e la madre con possibili conseguenze di dipendenza.

Jaques Lacan ha introdotto il concetto di “desiderio dell’Altro” indentificandolo nell’ “oggetto a,” che rappresenta la mancanza ossia ciò che il soggetto desidera ma che rimane irraggiungibile.  Sembra emergere che le persone che ne soffrono vedono nell’amore la soluzione ai propri dilemmi, molti dei quali affondano le radici in vuoti emotivi risalenti all’infanzia.

L’altro diventa così un salvatore, il centro della propria vita; la sua assenza, anche se temporanea, provoca la sensazione di non avere più motivo di esistere. Chi ha una dipendenza affettiva fatica a comprendere e a godere dell’amore nella sua vera essenza e nella reciproca condivisione.

A causa del timore di essere abbandonati, della separazione e della solitudine, tendono a reprimere i propri desideri e necessità, indossando maschere che replicano schemi del passato, quegli stessi che hanno impedito la crescita della loro personalità. Proprio per tali motivi, spesso questa tipologia di personalità dipendente opta per partner problematici e disfunzioanli, portatori, a loro volta, di altre forme di dipendenza facendo si che si possa mantenere un legame dal quale risulta difficile svincolarsi, poiché in accordo con la rinuncia ai propri bisogni, si deve dedicare all'altro, che richiede aiuto. L'individuo affetto da una dipendenza affettiva è, in realtà, incapace di provare amore, poiché non ha mai avuto l'opportunità di vivere l'esperienza di essere l'oggetto d'affetto dei propri genitori durante l'infanzia. Il tentativo disperato di cercare qualcuno da amare fino ad annullarsi non è altro che una profonda e angosciosa negazione di quel vuoto così vasto e precocemente radicato che porta dentro di sé.

Anche la presenza di una madre inglobante, soffocante e controllante, la madre-coccodrillo definita da Lacan, che impedisce il bambino nello sviluppo della propria autonomia potrebbe determinare comportamenti ripetitivi di dipendenza. Fino a che punto l’Altro è distruttivo? La madre non è solo la madre del dono ma anche madre del segno. Quando una madre non è riuscita a separare il bambino dalla sua identificazione immaginaria è solo madre del segno,  la madre cattiva,  la madre-coccodrillo. In questo caso la madre è un Altro persecutorio che ingloba il figlio facendo sì che questo non riesce a farne a meno di lei determinando un legame di dipendenza indissolubile dove ogni tentativo di sublimazione per non restare nella degradazione dell’oggetto orale sembri fallire lasciando il figlio in balia del desiderio soffocante della madre; il figlio diventa l’altra faccia della medaglia di sua madre, senza  riuscirsi a separare da lei pena la sua stessa scomparsa. La parola del padre, in questo caso, non ha assunto simbolicamente la forma della metafora, non ha occupato il posto del “paletto” che divarica le fauci materne proprio perché la parola della madre non permette al padre di istituirsi come metafora anzi lo colloca come prolungamento del godimento mortifero materno. Le attenzioni del padre non possono essere significate e divengono sporche e ambigue, distruttivi e mortiferi generando nel bambino comportamenti ripetitivi di dipendenza dalla figura di attaccamento simbiotico e disfunzionale con la madre.

Nel “Il Seminario l’Angoscia” Lacan parla dell’oggetto d’angoscia e della separazione: questo attaccamento al male è noto come fenomeno della “coazione a ripetere”, nel quale il soggetto è spinto a ripetere esperienze dolorose. La dipendenza affettiva non è considerata dunque solo come un eccessivo attaccamento, piuttosto come un'espressione di un desiderio definito dal linguaggio e dalle interazioni simboliche. Lacan mette in evidenza come il desiderio umano sia profondamente connesso alla mancanza e all' Altro, come la ricerca dell'amore possa trasformarsi in un tentativo di riempire un vuoto esistenziale spesso attraverso l'idealizzazione dell'altro e la dipendenza da relazioni che convalidano una certa immagine di sé. In linea a quanto scrive Lacan è importante leggere ogni disturbo come un modo di rapportarsi all'Altro simbolico: il concetto dell'Altro, il collettivo e i suoi segni, costituiscono una parte essenziale della soggettività, senza l'Altro, infatti, il soggetto non esiste. Da questo punto di vista, se si perde il legame con l'Altro, si perdono anche gli ormeggi di questi riferimenti comuni che fanno da guida in un mondo condiviso. Lacan parlando del bisogno definisce questo come uno stato di urgenza, di pressione fisiologica. Il suo soddisfacimento implica un’azione specifica, fissata geneticamente e rivolta verso un oggetto. In ciò il soggetto non desidera tanto l'oggetto in sé, quanto il desiderio che l'Altro ha di lui. Questo porta alla ricerca costante di approvazione e validazione esterna, creando una dipendenza dal giudizio e dalle emozioni dell'altro. 

L'oggetto "a" simboleggia quella parte del proprio sé che il soggetto percepisce come assente e che cerca di riacquistare tramite l'interazione con l'altro. In ambito emotivo, ciò può manifestarsi nella ricerca di una connessione totalizzante che riempia il vuoto interiore con la speranza illusiva che l'altro possa finalmente appagare questo desiderio.

La dipendenza affettiva rappresenta dunque la ricerca di un’identità personale e il bisogno di completezza attraverso l’uso dell’oggetto, in particolare attraverso il desiderio dell'Altro, mediato da una proiezione dell'oggetto 'a'. La relazione diventa, pertanto, un tentativo di colmare un vuoto interno, spesso a discapito della propria autonomia e della propria libertà.



 

 

 

Anna Freud, L’io e i meccanismi di difesa. Giunti Psychometrics, 2012.

Donald W. Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente. Armando Editore, 2018.

Klein M. Il mondo interno del bambino. Biblioteca Bollati Boringhieri 2012.

Jaques Lacan, Libro IV. Biblioteca Einaudi, Torino 2007.

Jaques Lacan, Scritti, Vol. I. Biblioteca Einaudi, 2002.

Jaques Lacan, Il seminario. Libro X. L'angoscia. Biblioteca Einaudi, 2007.

 

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